Cinematicamente vostro, Estremo Oriente

L’enoteca del MTV-FVG @Far East Film Festival, Teatrone di Udine

Il bambino che pesta con i piedi l’uva, volti corrugati dal lavoro nei campi, vecchi tini che profumano di tempi andati, riti popolari che auspicano una vendemmia generosa. Avete presente questa cartolina del mondo enoturistico? Bene, dimenticatela.
Una hall di un aeroporto psichedelico, red carpet, spirali verde elettrico a pavimento, sorrisi, dress-code scelto con mascherata trasandatezza, gente da tutto il mondo, cin-cin! Ecco, il biglietto da visita dell’uscita MTV al FEFF è questo!

E così, nel mentre che Banderas and C. fagocitano il jet-set di Trieste, in quel di Udine va in scena un appuntamento che è diventato oramai un Classico con la C maiuscola: il Far East Film Festival.

Uno degli edifici più discussi d’Europa, che da queste parti chiamiamo Teatrone e che spesso viene scambiato per una piscina (quando va bene) si anima della crema di cineasti, intellettuali, appassionati, nerds della pellicola, turisti, semplici curiosi del cinema dagli occhi a mandorla.
Schermi che passano i titoli dei film come voli verso Taiwan, Pechino, Hong Kong ed il Vietnam. È il pretesto della modern dolce vita che trova il suo fulcro all’enoteca del MTV-FVG dove un turbinio di convenevoli dell’arte di atteggiarsi si sposa ai nuovi investimenti che la nostra regione interseca in direzione sol levante e propiziati dai calici (e dai consigli) dei nostri wine-tutor volti ad esaltare la magia dei Dorigo, I Magredi, Isola Augusta, Livio Felluga, Monviert, Pitars, Principi di Porcia, Tenuta Villanova, Villa De Puppi.
E la serata boom è manco a dirlo quella del sabato sera. Nel foyer arriva un’altra eccellenza: la musica di Yeronimus Kaplan, il dj-set vintage più cool del momento. L’oriental Swing, quel filone musicale delle orchestre black ispirate all’orientalismo che spopolava tra i '20s e i '40s, è contagioso. I nostri anni ci ricordano che a richiesta sanno essere anche loro ruggenti e il Long Island di allora si trasforma in un calice di friulano che ruota con altrettanta sensualità nei calici. La parola d’ordine è improbabilità, un’improbabilità modaiola, come il lindy-hop che si consuma in un altrettanto improvvisata pista da ballo.

La wine-music crea ponti, scalda, e poi rinfresca, ed è decisamente sparkling. Emoziona, veste, illumina le aspiranti Shanghai Divas del contemporaneo su fondali di immaginario del miglior Miyazaki.

Tutto è cinematico: loro portano le pellicole, noi gli offriamo il vino. Il perfetto ponte oriente-occidente. È questa la nuova Via della Seta!

Massi Boscarol

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